19 aprile 2011
Sulla legge per la prevenzione e il contrasto della criminalità, approvata oggi in Consiglio, Sel si è astenuta. Il provvedimento rappresenta certo un passo avanti, ma si dimostra carente sotto diversi aspetti sui quali sappiamo incentrarsi l'interesse delle mafie, anche in prospettiva dell'Expo.
Tre erano le nostre proposte integrative: la piena tracciabilità delle operazioni relative non solo genericamente ai contratti e agli appalti, ma all'intera filiera fino ai sub-affidatari e ai fornitori; la retribuzione dei lavoratori tramite bonifici o assegni circolari al fine di evitare fenomeni di caporalato e facilitare la regolarità dei contratti, in una regione che nel 2010, secondo l'attività di vigilanza del Ministero, ha presentato un tasso di rapporti di lavoro in nero del 31%; l'inserimento di un articolo contenuto nel Protocollo d'intesa per la regolarità nel settore delle costruzioni della Prefettura di Milano e riguardante i settori di movimentazione della terra, notoriamente interessati da pesanti infiltrazioni.
Ci sembravano tre proposte di buon senso, utili a rendere davvero efficace l'azione di questa nuova legge. Ma Pdl e Lega non ne hanno voluto sapere.
Noi restiamo convinti che, di fronte alla pervasività della presenza mafiosa in Lombardia, occorra il massimo sforzo delle istituzioni in primis per arginare il fenomeno.
Anche recentemente c'è stato chi da posizioni pubbliche di rilievo ha sostenuto che la ‘ndrangheta qui non esiste. Per fortuna le inchieste in corso, i dati allarmanti che pongono la nostra regione in alto alla classifica per numero di beni confiscati, Milano assurta a capitale europea del consumo di cocaina e molte voci autorevoli, da Mario Draghi a Giuseppe Pignatone, alzano definitivamente il velo su una situazione drammatica e sulla ventennale omertà, anche delle classi dirigenti, che l'ha favorita.
Quello che vogliamo rivendicare è il primato della politica. E ciò significa che, indipendentemente dalle indagini giudiziarie, chi rappresenta i cittadini ha il dovere morale di combattere l'intrusione - ampiamente dimostrata - delle organizzazioni criminali nella pubblica amministrazione, oltre che nel tessuto socioeconomico, e di garantire la limpidezza del proprio operato. Pensiamo che su questi aspetti in Lombardia, a partire proprio dalla Regione, ci sia davvero ancora molta, molta strada da fare.