15 aprile 2011
Formigoni non può cavarsela con dichiarazioni all'attacco. Nessuno si sogna certo di anticipare sentenze.
Il punto è che, di fronte a 770 persone in carne e ossa che disconoscono la propria firma confermando di non aver mai sottoscritto il listino bloccato, il Presidente dovrebbe prendere finalmente atto dell'esistenza di un problema grave, di ordine legale oltre che etico e politico.
L'esito elettorale, al contrario di quanto sostiene, è sì in discussione poiché, se le regole valgono allo stesso modo per tutti, nelle condizioni date la sua lista non avrebbe potuto essere in competizione.
Per quanto ci riguarda, riteniamo quindi che le sue dimissioni rappresenterebbero un gesto di opportunità.
Ma, lo sappiamo, non ci saranno. E allora chiediamo almeno che abbia la decenza, in segno di rispetto verso l'istituzione che - a questo punto forse illegittimamente - rappresenta, venga martedì in Consiglio a riferire sulla vicenda.
Perché non è nemmeno accettabile che il tutto sia alla fine scaricato sul ruolo degli autenticatori. Al di là dell'aspetto penale, sul quale la magistratura proseguirà con gli accertamenti del caso, crediamo che esistano responsabilità politiche e che Formigoni ne debba fin da ora rispondere.