18 maggio 2010

Mentre fuori dal Pirellone c'erano da giorni i lavoratori della Maflow in presidio, segno tangibile di quanto la questione del lavoro continui a essere drammatica, in Aula, durante la prima seduta della nuova legislatura, Formigoni ha tenuto un discorso d'insediamento fotocopia di quelli precedenti, parlando di una Lombardia che non esiste.
La nostra regione, da anni, non è più la locomotiva del Paese, con un Pil che diminuisce costantemente più di quello nazionale. La crisi, con oltre 200 mila posti di lavoro a rischio, chiede almeno di tornare alla verità. A partire dal fatto che le misure messe in campo finora dalla Giunta Formigoni si sono rivelate del tutto insufficienti per affrontarla, sia dal punto di vista delle risorse che delle strategie.
A questo proposito, da parte nostra riteniamo che, tanto per cominciare, la Regione dovrebbe istituire una vera e propria "unità di crisi", cioè una struttura politico-amministrativa impegnata, con la consulenza di esperti di finanza, lavoro e imprese, a individuare gli interventi più adeguati e a garantire un futuro produttivo alla Lombardia.
Vorremmo che la tanto decantata libertà di scelta del modello formigoniano - ripresentato nelle sue linee guida ormai trite e ritrite - fosse declinata in tutt'altro modo. Perché, oggi, nella nostra regione significa solitudine di fronte al mercato della casa e della salute; significa, per esempio, essere liberi di aspettare mesi per una visita medica nelle strutture pubbliche; o essere liberi di andare in una scuola con edifici obsoleti, poche risorse e senza tempo pieno; oppure di vagare tra un ospedale e l'altro alla ricerca di un medico non obiettore di coscienza. Quando, invece, dovrebbe significare che tutte e tutti possono cogliere pari opportunità.
Occorre dare risposte, in termini di società, ai bisogni dei giovani, delle donne, dei settori più innovativi e del ceto medio come delle fasce più deboli e degli immigrati, cosa di cui purtroppo non abbiamo trovato traccia nelle parole del Presidente.
Per quanto ci riguarda è invece su questi temi che intendiamo portare avanti il nostro lavoro di opposizione, per un modello di governo alternativo, convinti che tra i cittadini lombardi ci sia molto di più - quanto a coscienza civile, conoscenza, apertura al mondo, cultura, voglia di fare e costruire - di quello che sanno offrire le politiche di questo centrodestra.