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Brescia

antifascismo

25 aprile 2012

IL 25 APRILE TUTTI I GIORNI

La celebrazione del 25 aprile e quella successiva del 1° maggio, cadono quest'anno nell'arduo dibattito che s'è sviluppato attorno all'Articolo 18 e alla riforma che il Governo ha in cantiere in materia di Lavoro. Minore attenzione è stata riservata dall'opinione pubblica e dai giornali alla modifica costituzionale appena approvata, che ha introdotto almeno tendenzialmente il principio del pareggio di bilancio all'interno della Carta fondamentale dello Stato.

Nei lavori dell'Assemblea costituente, dopo i Principi fondamentali della Costituzione, dove il dibattito fra i Partiti si sviluppò soprattutto sull'art. 7 – rapporti fra Stato e Chiesa cattolica –, la discussione si accese attorno agli articoli della Parte prima, Diritti e doveri dei cittadini. E fu nel Titolo terzo – Rapporti economici – che si consumò la Linea Maginot delle vecchie forze della Destra liberale ancora legate alla visione di uno Stato tanto poco invadente in economia, quanto remissivo verso le disuguaglianze sociali. Forze politiche in buona sostanza ancora incapaci di concepire uno Stato che si sobbarcasse l'Assistenza sociale, la Sanità pubblica, l'Istruzione per tutti, e quegli altri strumenti atti a superare le disparità sociali. Nella Parte prima della Costituzione risiede il cuore stesso del nuovo assetto sociale, che l'avvento della Repubblica doveva annunciare. Senza di esso la caduta del fascismo, la vittoria al referendum istituzionale sarebbero state incomplete: a che valeva l'instaurazione della Repubblica, senza equità sociale, senza il superamento dell'analfabetismo, senza che a ogni cittadino potesse essere garantita la salute? Si affermava, almeno programmaticamente, lo Stato sociale e veniva definitivamente superato l'assetto liberale preesistente al fascismo. E tuttavia nessuno Stato sociale ci sarebbe stato se non fosse stato affrontato un altro scoglio: il dogma del pareggio di bilancio. Fu nella discussione dell'art. 81 che si tentò, per bocca di Einaudi e Vanoni, di imporre che ogni spesa fosse rigidamente accompagnata da una correlata entrata a copertura. La proposta non venne approvata perché un principio contabile di pareggio del bilancio non poteva trovare spazio nella Carta fondamentale di uno Stato che non già il pareggio di bilancio, ma il pieno benessere di tutti i cittadini si dava come obiettivo. Lo Stato non è una Società per azioni. Si preferì quindi un più ampio richiamo per cui "ogni legge che importi nuovi o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte".
La modifica dei giorni scorsi, proprio all'art. 81 della Costituzione, non parla ancora di pareggio di bilancio ma di "equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico". E' un risultato di compromesso nella redazione della norma, volto a raccogliere il maggior numero di consensi in Parlamento, per una modifica costituzionale che necessitava di una maggioranza qualificata, a evitare il ricorso al referendum. E tuttavia la modifica apportata non è di poco conto, è già funzionale agli intendimenti del Governo Monti, soprattutto si accompagna ad altre modifiche, agli articoli 97 e 119, che in modo ben più rigido dettano il principio del pareggio per Enti locali e Amministrazioni pubbliche, modifiche destinate a moltiplicare i risultati disastrosi che il Patto di stabilità ha prodotto nei Comuni con i tagli alla spesa sociale che ben conosciamo.

Che significato ha festeggiare il 25 aprile nel contesto storico che stiamo vivendo? Non ci troviamo più, come l'anno scorso, semplicemente davanti a un Governo ostile, rispetto al quale la nostra opposizione fu piena e tenace, anche se fuori delle Aule parlamentari. L'espulsione della FIOM dalle fabbriche e il rischio di un rinnovato autoritarismo all'interno del comparto FIAT; le modifiche allo Statuto dei Lavoratori e all'Art. 18, che il Governo Monti è determinato ad apportare, nell'insipienza di larga parte della maggioranza parlamentare che lo sostiene; adesso anche l'introduzione del pareggio di bilancio nella Pubblica amministrazione, non sono altro che una profonda e risoluta riscrittura della Costituzione materiale del Paese. Lo stravolgimento dell'impianto stesso della Costituzione. Lo Stato sociale sezionato, smembrato, disperso.

In questo Paese sempre molto attento a ricorrenze e anniversari, è passato in sordina il venticinquennale della scomparsa di Federico Caffè, l'anziano economista di scuola keynesiana che scomparve misteriosamente nella notte fra il 14 e il 15 aprile del 1987, in circostanze che subito fecero pensare al caso Majorana. All'epoca molti commentatori lessero in questo misterioso episodio la metafora di un'epoca che finiva: la vecchia economia keynesiana che lasciava il passo al neoliberismo, ai tecnici della scuola di Chicago, le cui prime esperienze sul campo erano in quegli anni: il Cile di Pinochet, l'Inghilterra di Margaret Tatcher, l'America di Reagan.
Oggi a distanza di tanti anni, nel bel mezzo della più devastante crisi economica dell'epoca contemporanea che unicamente alle ricette del neoliberismo si deve addebitare, la figura di Federico Caffè e la sua strenua difesa dell'intervento pubblico in economia, ci appare all'avanguardia. Interprete, insieme all'insegnamento di altri giovani economisti odierni, di un'economia che non si arrende al mito delle privatizzazioni, e che oggi può dare voce anche alla battaglia per la ripubblicizzazione dei beni comuni. Mentre quella scuola neoliberista di cui gli esponenti dell'attuale Governo sono gli ultimi eredi, appare sempre più come un dogmatico e drammatico avvitamento su teorie vecchie e fallimentari, che sta devastando l'ecosistema, e sta colpendo le classi più svantaggiate e la piccola impresa.
Sui principi della Costituzione e dello Stato sociale, frutto della Resistenza, vorrebbero ancora avere il sopravvento i dettami neoliberisti che i grandi gruppi finanziari internazionali c'impongono: in ultimo quel Fiscal compact, quel patto di bilancio, sottoscritto anche dall'Italia, da cui dovrebbe dipendere il rilancio delle economie e dell'occupazione, ma che avrà solo effetti depressivi, la chiusura su vasta scala delle aziende, la diffusione a macchia d'olio della disoccupazione e del disagio sociale, in una ripresa economica sempre annunciata dal Governo e poi rimandata di mese in mese, di anno in anno.
Compagne e compagni, partecipiamo numerosi anche quest'anno, con le bandiere di Sinistra Ecologia Libertà, ai tanti cortei previsti nei nostri Comuni per il 25 Aprile. Camminiamo nella consapevolezza che, oggi più che mai, il 25 Aprile deve farsi memoria della Resistenza, memoria riconoscente del sacrificio delle tante e dei tanti che presero la strada della clandestinità per combattere il fascismo. Ma anche nella certezza che siamo chiamati anche noi, qui e ora, a difendere la Costituzione e i suoi principi.
Buon 25 Aprile!

Luigi Lacquaniti
Coordinatore per la provincia di Brescia
di Sinistra Ecologia Libertà

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