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28 maggio 2011

Maffeis, Sel: altro che bamboccioni, i giovani sono disperati

BRESCIADOMANI.NET - 28 maggio 2011

Secondo una ricerca del Censis in Italia l'11,2% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni non è interessato allo studio e neppure al lavoro. Si tratta del dato più alto in Europa, dove la media è del 3,4% e coinvolge sempre di più tutta la penisola. Se prima questo fenomeno era presente soprattutto nel meridione adesso anche il "ricco" nord-est si trova a doverne fare i conti.
Il primo dei giovani politici bresciani che commenta questi dati è Marco Maffeis, del coordinamento provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà:
"Una prima analisi superficiale di questa ricerca – sostiene Maffeis – sembrerebbe dar ragione ai ministri Padoa Schioppa e Brunetta, che negli ultimi anni hanno apostrofato i giovani italiani col termine dispregiativo di "bamboccioni", in quanto considerati incapaci di crescere e diventare autonomi dalle famiglie. Così come sempre di più sembrerebbero avere fondamento i luoghi comuni sui giovani, visti solo ed esclusivamente come un problema e mai come delle risorse: protagonisti di situazioni di abuso di alcool, perdita di valori, uso di sostanze stupefacenti".
"Ma analizzando meglio i dati – prosegue Maffeis – si capisce che quella che emerge è una realtà molto preoccupante, fatta di rassegnazione e stanchezza. Le ragazze e i ragazzi italiani molto spesso, terminati gli studi, si trovano a dover affrontare una difficile realtà, dove il tasso di disoccupazione giovanile è vicino al 30% e dove la scuola ha perso il suo ruolo di "ascensore sociale". A questo deve essere aggiunta la qualità del lavoro che viene offerto: molto spesso si tratta di contratti atipici, stage, progetti, collaborazioni, quasi impossibili da trasformare in contratti "standard". In un anno solo il 15% dei contratti passano da atipici ad essere regolarizzati. Contratto atipico è sinonimo di precarietà, annullamento dei diritti, bassi stipendi e mancanza di stimoli per il futuro. Ad essere precario non è solo il lavoro, ma è l'esistenza stessa della persona, impossibilitata a crearsi un'indipendenza economica ed a costruirsi un domani".
"A peggiorare la situazione – conclude il giovane di Sel – c'è anche una politica sempre più modellata sul "grande fratello " televisivo, non il libro di Orwell, che preferisce premiare l'aspetto fisico delle persone e non l'impegno e le capacità. Celebre è ancora la risposta di Berlusconi durante un comizio televisivo nel quale, interpellato sulle difficoltà dei giovani precari nel costruire una famiglia rispondeva proponendo di sposare un milionario. Per risolvere questa situazione di sfiducia assoluta, che per molti psicologi può portare a crisi depressive, è necessaria una seria riforma del mercato del lavoro che incentivi le aziende ad investire sui giovani e semplifichi le forme di contratto, creando un modello unico non solo per i contratti a tempo indeterminato ma pure per quelli a tempo determinato; la creazione di fondi sociali rivolti alle per i precari. E' solo tramite una politica orientata al futuro e capace di valorizzare i giovani che si può combattere il problema dei N.e.e.t e quindi creare un futuro per l'Italia". ragazze e ai ragazzi da utilizzare per ampliare il diritto allo studio e finanziare una forma di welfare anche per i precari. E' solo tramite una politica orientata al futuro e capace di valorizzare i giovani che si può combattere il problema dei N.e.e.t e quindi creare un futuro per l'Italia".

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